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Metauro
Ogni storia ha i suoi luoghi e i suoi spazi. Spesso, essi vengono relegati sullo sfondo, a definire contesti, conferire realismo agli eventi o anche solo offrire affascinanti paesaggi alle matite (o alle tastiere, o alle macchine da presa) di chi quella storia decide di raccontarla. A volte, invece, questi spazi non si accontentano del secondo piano, e diventano personaggi a tutto tondo, partecipi dell'intreccio e con una propria anima che, più o meno palesemente, si esprime di pagina in pagina, di vignetta in vignetta, di inquadratura in inquadratura: la Londra in cui si aggira il famigerato Mister Hyde, quella che è teatro degli omicidi di Jack lo squartatore nel From Hell di Alan Moore, la/le Parigi di Emile Zola, la Manhattan dell'omonimo film di Woody Allen, e via dicendo.
A questa lista di città e luoghi celebri si aggiungono ora due nuove località: Fano, città marchigiana sulle rive del mare Adriatico, e il fiume che le scorre a fianco, il Metauro, teatro di una decisiva battaglia tra romani e cartaginesi ai tempi della seconda guerra punica. Metauro (edizioni Tunué) ripercorre in una piacevole scala di grigi e nell'inconfondibile stile di Michele Petrucci questa parte della storia antica del nostro paese, mantenendosi continuamente in un perfetto equilibrio tra l'onirico e il didascalico.
Il protagonista, Michele (alter ego dell'autore), cresciuto in una casa sulle rive del fiume, vive a Fano e di mestiere disegna fumetti. Un giorno incontra casualmente Sileno, uno strano individuo, orbo da un occhio, che sostiene di aver combattuto nella Battaglia del Metauro a fianco del condottiero cartaginese Asdrubale Barca e di essere tuttora inseguito dai soldati romani che vogliono la sua testa. I due stringeranno una strano rapporto di amicizia, basato in buona parte sulle storie di guerra che Sileno racconta a Michele, il quale avverte sempre più un profondo legame con quelle antiche vicende, con quegli uomini che si batterono nei luoghi della sua infanzia e che con lui condividevano una atavica paura del fiume.
Nonostante la premessa non particolarmente originale, il volume è una lettura piacevole e stimolante e offre numerosi spunti di riflessione, dosando Storia e Fantasia, Realtà e Sogno. Il tratto corposo di Petrucci si sposa sia con la atmosfera rarefatta e fascinosa delle tavole oniriche, sia con i momenti più descrittivi e con la rappresentazione naturalistica delle zone nei pressi del fiume.
Mai pedante, mai noioso, Metauro è un viaggio nel passato di un uomo (l'autore), nel passato di due popoli, romani e cartaginesi, e, in prospettiva, nel passato (e nel futuro) di ogni lettore, nelle idiosincrasie e nelle piccole passioni di tutti noi, nelle radici comuni, che ci legano alle nostre terre, quasi come se anche noi, inconsapevolmente, non fossimo altro che il prodotto diretto di una zanna di elefante ritrovata per caso in mezzo ai campi.
(Alessandro Diele, 24/9/2008)
