Home > Approfondimenti > Recensioni > FFF 2009- Genius Party
FFF 2009- Genius Party
Il primo corto fa da introduzione alla pellicola, e ci mostra una bizzarra avventura muta i cui protagonisti principali sono un curioso essere alato e delle sfere che affiorano dalla terra e hanno tutta l'aria di essere teschi. Il movimento e lo stile di disegno atipico e graffiante conducono lo spettatore in un mondo di raro fascino e fanno quasi dimenticare il, pur evidente, svolgersi degli eventi, estraniandolo sia dalla narrazione che da una eventuale ricerca del significato più profondo di certe immagini, lasciandolo abbandonare a una dimensione di puro sensibile.
Subito dopo, Shangai Dragon offre uno stile narrativo più accessibile e lineare: il piccolo Gong Long è ancora un bambino, ma ha una fantasia irrefrenabile, per quanto essa sia assolutamente caotica e per certi versi demenziale. Un giorno trova una specie di bacchetta magica, con la quale può rendere reale tutto ciò che immagina disegnandolo. La bacchetta si rivelerà determinante per sopravvivere a un assurdo assalto extraterrestre e soprattutto per le sorti di un mondo lontano, che sente disperatamente il bisogno della fantasia di un bambino per sopravvivere. Animazioni di ottimo livello e trovate azzeccatissime e divertenti rendono questo episodio una favola dolceamara destinata a piacere a chiunque.
Deathtic 4 invece, come si può dedurre dal titolo stesso (dove il 4 va scritto come il simbolo dei Fantastici Quattro), è una riuscita parodia del filone cinematografico supereroistico, tanto in voga negli ultimi anni. Salvo che la storia è ambientata in un mondo popolato da zombie e i protagonisti sono dei bambini, alcuni dei quali dotati di superpoteri assolutamente ridicoli. Piacevole e divertente, il corto è interamente girato in 3D.
Door Bell offre uno stile grafico e una animazione leggermente più spartani, ma compensa abbondantemente con una storia originale nello svolgimento e densa di simbolismi. Il protagonista del corto si ritrova spesso a dover fare i conti con un altro se stesso, una sorta di Doppelganger, il suo “io del passato” che ogni tanto lo precede e lo sostituisce nei suoi affari quotidiani. Quando questo doppio lo sostituisce, nessuno è più in grado di vedere l'originale.
Limit Cycle è, tra i corti proposti, quello che desta maggiori perplessità. La grafica è inquietante, frutto di una intelligente rielaborazione di materiale fotografico fuso con disegni originali, con elementi ripetuti ossessivamente a voler offrire uno spunto di riflessione sullo scorrere del tempo e sui sentimenti che caratterizzano i rapporti interpersonali. Purtroppo il tutto è narrato attraverso un unico, lunghissimo monologo di sottofondo, che dopo alcuni minuti inizia a destare noia nello spettatore. Prodotto troppo di nicchia.
Happy Machine ci trasporta invece nel mondo di fantasia (e talvolta di paura) creato dalla fervida immaginazione di un bambino al suo primo anno di vita. Esseri mostruosi, fiamme crudeli, strane costruzioni e animali popolano i sogni del protagonista, che diventa ora vittima spaventata ora indomito eroe, in un susseguirsi di scene fantastiche e divertenti, con disegni piuttosto essenziali ma funzionali e un sapiente utilizzo di materiale fotografico e computer grafica.
Conclude la rassegna Baby Blue, una classica storia di amore e separazione, con protagonisti un ragazzo e una ragazza che frequentano il liceo e decidono di prendersi una giornata solo per loro. Tutt'altro che banale e scontato, il corto è dotato di una delicatezza rara e di un ritmo narrativo ottimamente calibrato (non per nulla è diretto da Shinichiro “Cowboy Bebop” Watanabe). Il tutto è condito da animazioni e disegni di alto livello e dal taglio molto classico.
(Alessandro Diele, 28/01/2009)
Prossimo passaggio: Sabato 31 gennaio, ore 16.30, Cinema Odeon
Genius Party Beyond: Giovedì 29, ore 20.00, Europa Cinema; Sabato 31 Gennaio, ore 18.30, Cinema Odeon
