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FFF2009- Kyashan Sins
ma i miei nemici mi chiamano... Kyashan!”
Come si fa il remake di un anime che ha fatto la storia dell'animazione giapponese? Con che coraggio ci si avvicina a una serie dello studio Tatsunoko (Gatchaman, Hurrycane Polymar) con l'intenzione di aggiornarla e renderla più appetibile a un pubblico moderno senza provare un brivido di timore? Come si fa a reggere il confronto con una serie degli anni 70, coglierne lo spirito eliminando tutte quelle intemperanze tipiche di quegli anni? Risposta: ripartendo da zero.
Una risposta non così semplice, ma che lo Studio Madhouse evidentemente conosceva bene, quando ha iniziato a lavorare a Kyashan Sins, remake della classica serie del 1973 Kyashan. Ed è così che, senza timore di deludere gli otaku più incalliti, lo staff imbastisce una trama completamente diversa dall'originale. Se nel 1973 Kyashan è un ragazzo che accetta di trasformare il suo corpo in quello di un androide pur di difendere la terra dagli attacchi di una sterminata schiera di robot sfuggiti al controllo dell'uomo, oggi egli non è altri che una macchina assassina, che si è macchiato della terribile colpa di uccidere Luna, ultimo baluardo di salvezza dell'umanità.
Da quell'orrendo delitto sono passati anni, forse secoli, e la terra è devastata, abitata perlopiù dagli androidi. E se gli esseri umani sono pochi e difficili da trovare, i Robot non se la passano meglio: da quando è morta Luna infatti sono vittima di una strana forma di degenerazione che li fa arrugginire e rende vana ogni tipo di riparazione o sostituzione dei pezzi, destinandoli a morire come se fossero dei semplici uomini. In questo scenario si muove Kyashan, unico androide che non sembra soffrire gli effetti di questa degenerazione, immemore del suo passato ma continuamente attaccato dai suoi simili, convinti per una diceria che assimilarne il corpo significa acquistare la vita eterna.
Ritmo riflessivo e pacato nelle scene meno movimentate, ritmo frenetico e coreografie magnifiche in quelle di combattimento, Kyashan Sins fonde l'abilità alla regia di Shigeyasu Yamauchi (Saint Seiya the Hades chapter – Sanctuary) con un character design che si pone a metà tra lo stile storico e un taglio più moderno, opera di Yoshihiko Umakoshi (Full Metal Alchemist, Berserk). Ma tutto questo, strano a dirsi, non basta a fare un buon remake, non è ancora statno nominato un elemento, che pure questa serie sembra possedere: Kyashan Sins ha qualcosa da dire, un messaggio proprio, una riflessione che, pur riprendendo gli spunti della serie classica, risulta a suo modo inedita.
Dobbiamo arrenderci: il bel costume bianco e pure come la neve di Kyashan, pur ricalcando l'originale quasi pedissequamente, ha un dettaglio in più. E' perennemente ricoperto da ombre grige e minacciose.
Alessandro Diele (29/1/2009)
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