Torno alla ribalta lo studio di animazione giapponese 4°C, con Genius Party Beyond, seguito di Genius Party. Questa volta i cortometraggi animati sono cinque, ancora una volta sospesi tra realtà e fantasia, sogno e fantascienza.

Apre le danze Gala, curiosa sperimentazione narrativa e musicale. Animazioni e disegni molto classici ci raccontano una vicenda ad ambientazione apparentemente fantasy in cui un popolo di Oni (gli orchi giapponesi) vede precipitare vicino al proprio villaggio un gigantesco oggetto che ha tutta l'aria di essere una pietra. La maggior parte degli Oni cerca di attaccarlo e distruggerlo, ma tre personaggi (un ragazzo, una ragazza dotata di ali e un gatto) sono incaricati da un anziano saggio di proteggere l'oggetto e diffondere serenità e allegria nella gente. Mentre la pietra sembra schiudersi e dal cielo iniziano a cadere grandissime gocce d'acqua, i tre e il vecchio intonano una magica melodia che appiana gli animi e permette al fato di seguire il suo corso.

Moondrive si allinea su toni completamente differenti e mette in scena una caccia al tesoro dal ritmo tarantiniano. Animazioni innaturalmente velocissime che si alternano a improvvisi fermi immagine, uno stile di disegno graffiante e che strizza a volte l'occhio all'estetica super-deformed e una comicità molto fisica, cinica e demenziale si abbinano a colorazioni cupe e sfondi decadenti, dando vita a un intreccio stupido quanto divertente in modo travolgente. Consigliatissimo.

Baubau il cagnolino riprende la tematica della fantasia infantile già esplorato in Genius Party nel corto Happy Machine, ma si concentra stavolta sulla dimensione onirica di un bambino un po' più grande, che affrontando un terribile orco e altri mostri va alla ricerca di un cagnolino. I disegni molto essenziali e irregolari sono funzionali all'immedesimazione dello spettatore, che si ritrova catapultato nella mente di un bambino di quattro anni. Il risultato è rinforzato dagli ambienti deformati e dagli sfondi caratterizzati da una suggestiva colorazione dall'effetto pastello.

Il quarto corto proposto, Kit per animatori di terracotta, molto suggestivo e con numerosi elementi fantascientifici, parla di una ragazza che è in grado di animare i giocattoli grazie a un particolare tipo di terracotta che è, a tutti gli effetti, un essere vivente. Ma questo essere vivente può rivelarsi un mostro gigantesco e pericoloso, e una squadra di polizia è già sulle tracce della ragazza per fermarla e liberarsi del mostro. Animazioni molto fluide e uno stile di disegno classico, con sfondi molto ben curati e dettagliati valorizzano ulteriormente una storia già di per sé intrigante e avvincente.

L'ultimo cortometraggio è il più ostico del gruppo, come già si può evincere dal titolo, Dimension Bomb. Appare in scena una serie di immagini e frasi che è difficile ricondurre a una storia concreta e lineare: volti di persone, corpi, scene movimentate, misteriose figure e un ragazzino che cade dalla bicicletta portano lo spettatore per l'appunto in un viaggio esplosivo attraverso dimensioni diverse. E' tutto molto suggestivo, ma anche piuttosto vago, privo di concretezza. E tutto senza che ciò sia giustificato da particolari sperimentazioni grafiche come invece era accaduto per esempio in Limit Cycle: lo stile di disegno e di animazione sono molto classici. Insomma, un gran finale piuttosto deludente.

 

(Alessandro Diele, 1/2/2009)